Il segretario generale della Camera di commercio, Giuseppe Salvini, fa il punto sulla prima parte dell’anno e le prospettive future

Il Segretario Generale della Camera di Commercio di Firenze, Giuseppe Salvini

Non è stato un inizio d’anno facile. L'immagine che ci lasciano i primi sette mesi del 2026 è quella di un’economia fiorentina che si trova ad affrontare un contesto operativo di estrema complessità, tra un 2025 di sostanziale tenuta e un 2026 profondamente condizionato dall'instabilità geopolitica. Il 2025 si era chiuso per Firenze con una crescita contenuta intorno all'1%, legata al comparto dei servizi e al rimbalzo del manifatturiero nel secondo semestre insieme ad una moderata ripresa di consumi e investimenti. Tuttavia, lo shock dominante del 2026, innescato dalla crisi iraniana e dal conseguente blocco dello stretto di Hormuz, ha di fatto limitato la portata di questa fragile ripresa. L'economia locale è stata così portata sull'orlo della stagnazione, con una crescita stimata al ribasso allo +0,5% per l'anno in corso, accompagnata dal rischio di scivolare verso scenari recessivi qualora le tensioni in Medio Oriente non dovessero arrivare ad una pace stabile. L’aumento dei costi energetici, con il petrolio salito nei mesi scorsi intorno ai 100 dollari al barile, ha riattivato spinte inflazionistiche che hanno penalizzato il potere d'acquisto delle famiglie e quindi i consumi improntati a crescente cautele e prudenza.

Riguardo al comparto manifatturiero e all'interscambio commerciale, emerge un panorama segnato da forti polarizzazioni. Sulla carta, nel 2025 le esportazioni fiorentine hanno registrato una crescita straordinaria del +41,4%, andando oltre la soglia dei 34 miliardi di euro. Il trend è di crescita sostenuta anche nel primo trimestre 2026. Tuttavia, questa brillante performance è stata sostenuta essenzialmente da due eventi distorsivi: in primo luogo, il traffico logistico e di perfezionamento intra-gruppo del settore farmaceutico, che ormai pesa per oltre la metà dell'intero export provinciale; in secondo luogo, quanto al 2025, il fenomeno del front loading, ossia l'anticipo massiccio delle consegne verso gli Stati Uniti attuato dalle imprese per anticipare l'impatto dei nuovi dazi americani nel prosieguo del 2026. 

Il settore turistico appare in discreta tenuta: nel 2025 sono state registrate oltre 13,3 milioni di presenze ufficiali, che salirebbero a circa 18 milioni con le presenze non ufficiali, soprattutto trainate dalla componente straniera. Per il 2026 si prevede la conservazione dei volumi. Il mercato del lavoro locale si è distinto per la sua capacità di ammortizzare gli shock macro-esterni: le aziende fiorentine, timorose di disperdere le preziose competenze tecniche in un panorama di scarsità di manodopera (la difficoltà di reperimento rimane di poco inferiore al 50%), hanno adottato politiche di mantenimento del personale, preferendo ammortizzatori sociali come la cassa integrazione. Per la demografia d'impresa, il 2025 ha segnato un'incoraggiante inversione di tendenza, registrando per la prima volta dal 2021 un saldo positivo e in espansione tra nuove iscrizioni e cessazioni (+574), ma le prospettive per il biennio 2025/26 impongono una notevole cautela.

L’economia fiorentina è quindi in una fase di transizione, esposta più di altre, stante la sua grande apertura ai mercati internazionali, a quelli che saranno gli sviluppi del quadro geopolitico. E da questi sviluppi dipende il suo futuro.

Camera News 14/2026 (1-31 agosto)

 

 

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